I Bagli dell'Agroericino - Turismo rurale e culturale a trapani - Villa Zina Park Hotel 4 stelle

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I Bagli dell'Agroericino

Bagli sorsero numerosi a partire dalla fine del XVII seco­lo, ma la maggior parte di quelli esistenti nella Riviera dei Marmi furono realizzati nel XIX secolo, anche se taluni di essi sono stati ricostruiti ed ampliati su strutture preesistenti. La loro tipologia architettonica, vocata alla difesa, racchiudeva al suo interno una diversificata serie di attività a supporto dell'agricoltura e degli allevamenti, nonché le strutture necessarie allo svolgimento di tali attività. Peculiarità custonacese fu quella di chiamare "bagli" anche alcuni piccoli agglomerati urbani, che non avevano le caratteristiche architettoniche e tipologiche del baglio, ma nascevano dall'accorpamento di abitazioni e servizi, realizzati da più proprietari, che con il libero concorso dei propri mezzi, costituivano nell'insieme una unità produttiva indipendente, quasi come un vero e proprio baglio. Questi piccoli agglomerati, divenuti oggi in buona parte, frazioni di Custonaci, pur essendosi notevolmente ampliati, conservano la toponomastica, essi sono: Baglio Mogli Belle, Baglio Agosta, Baglio Vultaggio ( Scupittuna ), Baglio Cantarre, Baglio Li Vigni, Baglio Gabriele.

I Bagli furono, quindi, elementi di incentivazione alla crescita demografica della Riviera dei Marmi, ma il vero atto di nascita di Custonaci e San Vito Lo Capo, cioè la loro assunzione a centri urbani veri e propri, scaturì in seguito alla censua­zione dei beni patrimoniali dell'Università di Monte San Giuliano e dalla loro assegnazione a censo alle Categorie lavorative, avvenuta nel 1789. Il baglio è un edificio completo in ogni sua parte; consentiva, infatti, l'auto sufficienza non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello sociale; esso era: così concepito per supplire alla notevole distanza che solitamente lo divideva dai centri maggiori, inoltre, doveva soddisfare i bisogni di chi ivi lavorava e viveva, ed in particolare dei proprietari che, se non vi risiedevano, certamente ci si recavano spesso per curare i propri interessi.

Costruiti sempre con pareti in tufo o più spesso in muratura di pietra incerta messa in opera con malta comune, di spessore variabile da un minimo di metri 0,50 fino a metri 1,50, i bagli presentano le parti angolari dei muri, gli architravi e gli stipiti in pietra scalpellinata. I rimaneggiamenti più recenti so­no generalmente in conci di tufo. L'elemento caratterizzante e comune è la corte o cortile, dal quale deriva il nome baglio (dall'arabo «bahah», cortile). La corte in genere, è uno spazio quadrangolare, chiuso su tutti i lati, comunicante con l'esterno a mezzo di un grande tortone in legno, spesso rivestito di lamiera zincata, fornito di rosone, «muscaloru», in ferro battuto; a volte in tale portale, gesso sormontato da un balcone, è inserito lo stemma araldico della famiglia proprietaria.
   

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Alle estremità della soglia del portone d'ingresso, trovansi sistemate due sfere o semisfere in pietra scalpellinata, «Scarrozzi», tali da impedire ai carri e ai calessi l'urto contro il portone. Spesso, il cortile, nei bagli più grandi, si sviluppa in due parti comunicanti tra di loro, a servizio, l'una, dell'abitazione signorile, e l'altra di quella rurale. L'abitazione signorile, o casa padronale, risulta ubicata al primo piano, al quale si accede da una scala esterna posta nel cortile e da eventuali scale in legno o pietra poste all'interno dei vani.

Il ballatoio d'arrivo della eventuale scala in legno, spesso culmina in una botola, «catarrattu», che immette nell'appartamento superiore. L'architettura della casa padronale si differenzia quasi sempre da quella del restante baglio, per le ampie finestre ed i balconi, prospicienti all'interno del cortile. Non sempre, comunque, nel baglio è presente la casa padronale; e in tal caso l'edificio dominante risulta quello del «sovrastante» o del «campiere», che dirige l'azienda per conto del proprietario. Funzione principale del baglio, oltre all'abitativa, è quella della ricezione e stoccaggio dei prodotti aziendali. La distribuzione tipologica di ogni singolo baglio risulta variata in funzione della preminente coltura praticata nell'azienda di competenza. Risultano comuni, per caratteristiche costruttive e funzionali, i magazzini, che occupano il piano terreno della casa signorile e sono generalmente molto grandi e bene intonacati, con pavimentazioni e pareti rivestite fino all'altezza di circa un metro, con mattoni di terracotta. I tetti hanno generalmente strutture portanti in legno, con capriate «forbici», travi, listelli, mattoni in terracotta e tegole, oppure presentano l'intera orditura in legno ricoperte da sole tegole. Se l'immobile si sviluppa a due o più elevazioni, il solaio intermedio è costituito di travi in legno, listelli, mattoni di terracotta, massetto in malta e pavimento in mattoni di terracotta o ceramica smaltata a colori e disegni assortiti. Altri vani comuni sono: il locale per il deposito degli attrezzi e dei carretti, che può essere costituito di una semplice tettoia, «pinnata», con il portico rivolto sempre all'interno del cortile; i locali destinati ad abitazione del personale fisso, costituente la gerarchia aziendale, composta da: «sovrastante», «campiere», «curatolo», «robattiere» (dispensiere) ed operai (fissi, annalori, ed avventizi). Quasi sempre questi dipendenti abitavano da soli, senza la famiglia, in vani separati, prossimi al settore di competenza. Il dormitorio per gli operai, nella migliore delle ipotesi, è costituito di un unico vano, dove, addossati, alle pareti, sono sistemati i sedili in muratura di pietra alti circa 60 centimetri e larghi 60-80 centimetri, detti «ghiucchene», che venivano utilizzati come giaciglio per dormire. Nella maggior parte dei bagli, tali «ghiucchene» sono sistemate nelle stalle, lungo la parete opposta alla mangiatoia. Sopra le «ghiucchene» od a fianco di esse, a circa due metri di altezza dal pavimento, sono sistemati dei ganci di legno od osso, «cavigghi» che, infissi nel­le pareti, servono per appendervi finimenti e bordature, «armiggi», per cavalli e muli. La «robetteria», che assolveva alle funzioni di tinello, è ubicata vicino al forno per il pane, e fornita di diversi focolai a legna, veniva utilizzata per il confezionamento e la distribuzione del cibo. La farina per la preparazione del pane era ottenuta con la macinazione del grano in appositi molini in pietra funzionanti a trazione umana od animale, ubicati in appositi locali.

Altro elemento, sempre presente, è il pollaio, solitamente sormontato dalla colombaia, «palummara», nella quale l'accesso alle colombe viene dato a mezzo di fori triangolari, disposti simmetricamente, in modo da ottenere un disegno ornamentale. Tale allevamento dà prestigio al proprietario, come pure quello, più raro, dei pavoni. La stalla per gli equini è fornita di ampie mangiatoie, mol­to più alte di quelle dei bovini; in esse i cavalli vengono legati alle pareti in appositi anelli, «attaccaturi», in pietra scalpellinata o in legno; i bovini, invece, vengono legati alla mangiatoia su una trave in legno. L'approvvigionamento idrico viene garantito dalle sorgenti d'acqua, di solito presenti in prossimità dei bagli. L'acqua, con tubazioni in terracotta, per caduta, viene immessa in appositi ampi abbeveratoi in pietra lavorata. In mancanza di sorgenti d'acqua, si supplisce con pozzi e cisterne, riempite con l'acqua dei tetti, a mezzo di condotte «cannalate», in tegola di terracotta; a fianco dei pozzi sono sistemati recipienti di varie dimensioni, «pile» e «pilacciuna», in pietra monolitica scalpellinata, utilizzata sia per dissetare il be­stiame, sia per fare il bucato, con utilizzo di apposita struttura, strizzatoio, «stricaturi». Sovente, il pozzo, anche sorgivo, culmina con una copertura cupoleiforme detta «cuba», espressione della cultura e dell'architettura arabo-bizantina. Le pavimentazioni del caseggiato del baglio, almeno per i vani già descritti, sono costituite di lastre di pietra, «balati», o di ciottoli di pietrame posti di coltello, sistemati a disegno geometrico, con funzione anche ornamentale, «giacato». Nei bagli delle aziende con prevalente indirizzo zootecnico, ma associate anche a coltivazioni cerealicole, oltre ai locali in precedenza descritti, rivestono particolare interesse le stalle per i bovini, molto spesso di grandissime dimensioni, con mangiatoie disposte sui due lati più lunghi e separate da un corridoio intermedio, utilizzato sia per la pulizia del locale, sia per il trasporto e la suddivisione delle foraggere, che vengono immesse nelle «scalette» in legno, poste sopra le mangiatoie addossate al muro. Annesse alla stalla si trovano: la pagliera, il fienile ed il deposito derrate. Attigui a questi sono, inoltre: 'u zàccanu, o vano per i vitelli; il dormitorio, fornito di «ghiucchene», per i bovari ed i pastori; 'u màrcatu, utilizzato per la lavorazione e trasformazione del latte, fornito di ampi focolari a legna a fiamma libera, «a vampa»; il salatoio, utilizzato per la salatura e la conservazione dei prodotti caseari ottenuti. Nei bagli delle aziende ad indirizzo vitivinicolo-olivicolo e cerealicolo, oltre ai locali prima indicati, rivestono particolare interesse il palmento, «parmentu», per la pigiatura delle uve, con annesso il torchio, «stringituri»; la cantina, «rispensa», dove sono collocate le botti per il vino; il frantoio, «trappitu», con la macina, costituita di una grossa ruota in pietra, utilizzata per la frantumazione delle olive al fine di ottenere la pasta; le presse o torchi, nei quali viene immessa la pasta, dentro fiscoli, «coffi», per essere pressata e ricavato l'olio.

Volendo fare un breve cenno sui materiali impiegati, si può dire che per le costruzioni presenti nel territorio della Riviera dei Marmi, si è passati dalla muratura con pietrame a secco, usato sia per il riempimento delle fondazioni (pezzatura informe e di dimensioni piccole), sia per le pareti portanti e divisorie (pezzatura ben scelta di forma pressoché parallelepipeda e di dimensioni medio grosse), all'aggiunta, alla stessa muratura, di una specie di malta composta da un miscuglio di «taju» (terra di color rossiccio) con paglia, impastata in percentuale di quasi parità. Questi materiali furono in seguito sostituiti dagli impasti di calce con pozzolana e dai tufi provenienti dalle cave di Purgatorio (Custonaci).

dal libro di Giuseppe Bica "I beni culturali e ambientali della Riviera dei Marmi".

Curiosità e approfondimenti sull'Hotel

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